Rosa

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Ciao Bianca,

scusa tanto se non mi sono fatta sentire prima, ma sono ancora sconvolta. Ti ricordi di Rosa, la ragazza con i capelli ricci e le lentiggini che frequentava l’accademia di danza con me?

Mi ha chiamato l’altro giorno Clementina da Roma. Ero in cucina, stavo preparando la torta delle delizie di nonna Egle per il compleanno di Paolo. Rispondo al telefono con il mio solito fare, quello di chi è sempre di corsa e non ha tempo per ascoltare, ma solo per vomitare in faccia agli altri tutto quello che ruota intorno al proprio universo, caotico e complesso.
le-dance-de-la-roseMentre rispondo al telefono, avvisandola che ho poco tempo perché devo finire di preparare la torta e farmi bella per la serata, Clementina mi incalza severa: «Stella, fermati un secondo. Rosa… ti ricordi di lei, vero?» e io, finalmente attenta al tono stranamente intervallato da lunghissimi sospiri di Clementina «Ma certo che mi ricordo di Rosa… Che diavolo è successo, Clementina?! Perché hai questo tono di voce?»

SILENZIO.

L’intuito spesso arriva prima che le parole possano raccontare il dolore di una vita spezzata.
Prima che ogni suono possa far vibrare il dolore di una perdita inaspettata, tremendamente lacerante.

Avevo capito cosa mi stava per dire. Il suo: «Rosa non c’è più.» mi ha fatto tremare le gambe sospese sul filo di una intuizione che avrei voluto sbagliata.

Rosa ha deciso e scelto di danzare altrove, di saltare più in alto. Con gli angeli.

Sono sconvolta cugina, non riesco a non pensarci. Prego per lei. Ogni giorno.

Oggi, grazie a Paolo che mi ha aiutato a superare lo shock, riesco a parlartene, e a scrivere.

Sai qual è la cosa che mi ha sconvolto di più? Io e lei siamo/eravamo così diverse e così simili nel profondo. Avrei potuto anche io fare quello che ha fatto lei? Me lo sono chiesto sai? E non riesco a darmi una risposta; a volte sono così persa e risucchiata dai problemi che perdo la visione del buono che c’è intorno a me… sono quei momenti in cui tutto fa schifo, quelli in cui non mi frega più di nulla, e non ho più niente da perdere, se non la sofferenza soffoca il respiro corto e obnubila i pensieri razionali.
E poi, per fortuna, arriva il sole, arriva la capacità di vedere uno spiraglio di luce, il buono che c’è sempre e che non riusciamo a percepire quando il mantello del dolore avvolge la coscienza.

In fondo la realtà è sempre la stessa, quello che cambia è il nostro atteggiamento. Il nostro modo di guardare e sentire non è condizionato dalle circostanze. E’ condizionato da noi.

Siamo artefici del nostro destino, e della sua percezione.

Kahlil Gibran scriveva che l’ottimista vede la rosa e non le spine, il pessimista si fissa sulle spine, dimentico della rosa.

Ho un rammarico:  avrei voluto essere più vicina alla mia amica e aiutarla a non concentrarsi sulle spine ma a farsi inebriare dal suo profumo, quello di Rosa, della rosa più bella nel giardino della vita.

Un abbaraccio,

Stella

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